Un impiegato di 61 anni tiene aperto sul telefono l’estratto conto contributivo e conta a mente, per la terza volta in una settimana. Gli sembra di esserci quasi, ma non capisce se il 2027 sarà davvero l’anno giusto. E soprattutto non sa quando gli arriverebbe il primo assegno.

Ti do subito la risposta, poi vediamo tutti i casi in cui cambia.

La risposta in breve: cosa serve dal 1° gennaio 2027

Dal 1° gennaio 2027 la pensione anticipata ordinaria si ottiene con:

  • 42 anni e 11 mesi di contributi se sei un uomo;
  • 41 anni e 11 mesi di contributi se sei una donna;
  • nessun requisito di età: contano solo i contributi versati e accreditati.

È un mese in più rispetto al 2026, quando servono 42 anni e 10 mesi (uomini) e 41 anni e 10 mesi (donne).

Per la pensione di vecchiaia, invece, dal 2027 servono 67 anni e 1 mese di età insieme ad almeno 20 anni di contributi. Dal 2028 l’asticella sale ancora, a 67 anni e 3 mesi.

A questi numeri va aggiunta una cosa che quasi nessuno mette in conto: i tre mesi di finestra mobile. Maturare il requisito e ricevere il primo cedolino non sono lo stesso giorno. Ci torniamo più avanti, perché è il punto che fa saltare più piani di uscita.

Perché nel 2027 scatta l’aumento

La legge collega i requisiti di pensionamento all’andamento della speranza di vita misurata dall’Istat. Il controllo avviene ogni due anni: se l’aspettativa di vita sale, salgono anche gli anni di contributi e l’età richiesta.

Per anni l’adeguamento è rimasto fermo. Dal 2027 riparte, e porta con sé il mese in più che trovi nelle cifre qui sopra. È un meccanismo automatico, non una decisione presa anno per anno: per capire come funziona nel dettaglio puoi leggere l’approfondimento su speranza di vita e requisiti pensionistici in base al lavoro svolto e quello dedicato all’aumento dell’età pensionabile a partire dal 2027.

Chi non subisce il mese in più

Qui c’è la buona notizia che spesso manca negli articoli tecnici: se maturi il requisito entro il 31 dicembre 2026, quel diritto resta tuo per sempre.

Facciamo un esempio. Raggiungi 42 anni e 10 mesi di contributi a novembre 2026, ma decidi di continuare a lavorare ancora un anno e mezzo. Non perdi nulla: il diritto è già maturato con le regole del 2026 e puoi usarlo quando vuoi, anche nel 2028. Il requisito si "cristallizza".

La norma prevede inoltre un esonero dall’adeguamento per alcune categorie di lavori gravosi e usuranti, ma con condizioni precise su quanti anni hai svolto quella mansione. Non è automatico perché il lavoro è faticoso: va verificato caso per caso, meglio con l’aiuto di un patronato.

Come conta l’INPS: settimane, non anni

Questo è il passaggio che manda in confusione più persone. Tu ragioni in anni di lavoro, l’INPS ragiona in settimane contributive.

Da anni e mesi a settimane

Un anno pieno vale 52 settimane. Quindi, in modo indicativo:

  • 42 anni e 11 mesi ≈ 2.232 settimane (2.184 per i 42 anni, più circa 48 per gli 11 mesi);
  • 41 anni e 11 mesi ≈ 2.180 settimane.

Sono cifre di orientamento: il conteggio che fa fede è sempre quello dell’INPS, che guarda le settimane effettivamente coperte da contribuzione.

Perché la differenza conta? Perché un contratto chiuso a metà mese, una settimana scoperta tra due rapporti di lavoro o periodi con retribuzione sotto il minimale possono non essere accreditati per intero. A fine carriera ti ritrovi con due o tre mesi in meno di quelli che avevi in testa. E due o tre mesi, con la finestra mobile, diventano mezzo anno di attesa.

Dove controllare il tuo totale

Tutto parte dall’estratto conto contributivo, che trovi nell’area personale del sito INPS, dentro il "Fascicolo previdenziale del cittadino", accedendo con SPID, CIE o CNS. Lì vedi anno per anno le settimane accreditate e la gestione che le ha registrate.

Nello stesso spazio c’è il simulatore ufficiale "La mia pensione futura": ti dà una stima della data di uscita e dell’importo, sulla base dei dati registrati. È il punto di partenza più affidabile che hai a disposizione gratis.

Nel conteggio entrano il lavoro dipendente e autonomo, il riscatto della laurea, il servizio militare, i periodi di maternità obbligatoria e i contributi figurativi da disoccupazione o malattia, ciascuno con le proprie regole. Attenzione a un dettaglio: per alcune misure, come la pensione anticipata contributiva, i contributi figurativi non sempre valgono allo stesso modo.

Buchi contributivi e gestioni diverse

Se hai lavorato come dipendente, poi come artigiano, poi di nuovo come dipendente, i contributi stanno in casseforti diverse. Per sommarli hai due strade principali.

Il cumulo gratuito unisce i periodi senza costi: ogni gestione paga la sua quota di pensione e tu ne ricevi una sola. La ricongiunzione invece sposta davvero i contributi in un’unica gestione, ma si paga, a volte parecchio.

Sul cumulo c’è un effetto collaterale che i dipendenti pubblici devono conoscere prima di scegliere, perché può allungare i tempi della buonuscita: lo spieghiamo nell’articolo su cumulo contributivo e slittamento del TFS per gli statali.

La mia opinione, netta: chiedi l’estratto conto almeno 24 mesi prima della data in cui pensi di uscire. Non è eccesso di zelo. Sistemare un buco, far valere un periodo all’estero o ottenere una variazione richiede mesi, e se te ne accorgi a ridosso delle dimissioni ti trovi fermo senza stipendio e senza pensione.

La finestra mobile: quando arriva davvero il primo assegno

Maturato il requisito, la pensione anticipata ordinaria non parte subito. Devono passare tre mesi.

Esempio concreto. Raggiungi i 42 anni e 11 mesi di contributi il 31 marzo 2027. I tre mesi corrono da aprile a giugno. La decorrenza è il 1° luglio 2027, e il primo cedolino arriva con quel mese, salvo i tempi tecnici di lavorazione della pratica.

Altro esempio. Una lavoratrice arriva a 41 anni e 11 mesi a fine agosto 2027: finestra da settembre a novembre, pensione da dicembre 2027.

Per la pensione di vecchiaia il discorso è diverso: la decorrenza è il primo giorno del mese successivo a quello in cui maturi età e contributi. Niente attesa di tre mesi.

Scuola e AFAM: una sola data all’anno

Chi lavora nella scuola o nell’AFAM ha una regola a parte. L’uscita avviene con finestra unica al 1° settembre, inizio dell’anno scolastico, e la domanda va presentata nei mesi invernali precedenti, entro le date fissate ogni anno dal Ministero.

Tradotto: se maturi il requisito a ottobre 2027, non esci a gennaio 2028. Esci il 1° settembre 2028. Chi insegna deve programmare con un anno di anticipo, non con tre mesi.

I mesi scoperti: ultimo stipendio, TFS o TFR, prima pensione

Nei tre mesi di finestra non prendi più lo stipendio e non prendi ancora la pensione. È il buco di cui nessuno parla, e per molte famiglie è il problema vero.

Per i dipendenti privati il TFR viene di norma liquidato dal datore di lavoro in tempi ragionevolmente rapidi dopo la cessazione, secondo quanto previsto dal contratto.

Per i dipendenti pubblici il TFS (la buonuscita) segue regole diverse: l’INPS lo liquida dopo un periodo di attesa che dipende dal motivo della cessazione, e oltre certi importi il pagamento avviene in più rate annuali. Significa che tra l’ultimo stipendio e l’incasso completo possono passare anni.

Per questo esiste l’anticipo del TFS, un’operazione con cui una banca ti mette subito a disposizione una parte della buonuscita maturata e verrà rimborsata dall’INPS. Trovi come funziona nella guida su come richiedere l’anticipo del TFS per statali e pubblici.

Una volta in pensione, chi ha bisogno di liquidità valuta spesso la cessione del quinto sull’assegno: prima di firmare guarda sempre durata, costo totale e condizioni di estinzione anticipata, non solo la rata. Qui puoi vedere cosa cambia sui tassi della cessione del quinto della pensione. In ogni caso, nessuno può garantirti l’esito: la valutazione spetta sempre all’intermediario finanziario.

Le altre strade per uscire nel 2027 e la tabella di marcia

Quota 41, usuranti e misure a scadenza

Non esiste solo l’anticipata ordinaria.

Quota 41 precoci: riservata a chi ha almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età e appartiene a una categoria tutelata (disoccupati di lungo periodo, caregiver, invalidi, addetti a lavori gravosi). Serve un’anzianità contributiva di 41 anni. Ne parliamo in modo esteso nell’articolo su chi ha diritto alla Quota 41 per i lavoratori precoci.

Lavori usuranti e notturni: requisiti ridotti, ma la domanda di riconoscimento va presentata al Ministero del Lavoro entro scadenze fisse, di norma con oltre un anno di anticipo rispetto alla maturazione. Chi se ne ricorda tardi perde l’anno.

Opzione donna e Ape sociale: sono misure che vivono di proroghe annuali. Prima di fare conti su queste, controlla la legge di bilancio in vigore nell’anno in cui vuoi uscire.

Pensione anticipata contributiva: pensata per chi ha il primo contributo dal 1996 in poi. Richiede un’età minima, un numero di anni di contributi effettivi e un assegno che superi una soglia minima agganciata all’assegno sociale. Anche qui l’età segue l’adeguamento alla speranza di vita.

C’è poi chi, invece di uscire di colpo, sceglie di rallentare: può valere la pena leggere come funziona il part-time agevolato per chi va in pensione entro il 2027.

Domanda di pensione e primo cedolino

La domanda si presenta all’INPS prima della decorrenza, tramite il portale con SPID, CIE o CNS, oppure con il Contact Center o un patronato. Puoi inviarla con alcuni mesi di anticipo: meglio così, la pratica ha tempo di essere lavorata.

Coordina sempre tre date: quella in cui maturi il requisito, quella di decorrenza dopo la finestra e quella delle dimissioni con il preavviso previsto dal contratto. Se sbagli l’incastro rischi di restare scoperto più del necessario.

Sul primo cedolino controlla quattro cose: la trattenuta IRPEF, le addizionali regionale e comunale, le detrazioni (vanno richieste, non sempre partono da sole) e gli eventuali conguagli dei primi mesi.

Checklist: dai 24 mesi al primo assegno

  1. 24 mesi prima: scarica l’estratto conto contributivo e conta le settimane.
  2. 20 mesi prima: segnala all’INPS buchi o periodi mancanti.
  3. 18 mesi prima: valuta riscatti, cumulo o ricongiunzione, con i costi alla mano.
  4. 15 mesi prima: se sei nella scuola o nell’AFAM, o fai un lavoro usurante, verifica le scadenze delle domande ministeriali.
  5. 12 mesi prima: fissa la data di maturazione e aggiungi i tre mesi di finestra.
  6. 9 mesi prima: fai i conti su TFS o TFR, tempi e importi.
  7. 6 mesi prima: presenta la domanda di pensione e concorda le dimissioni con il preavviso.
  8. 3 mesi prima: organizza la liquidità per i mesi senza entrate.
  9. Alla decorrenza: verifica il primo cedolino voce per voce.
  10. Dopo il primo assegno: controlla detrazioni e conguagli, e conserva tutto.

Se stai ragionando proprio su come coprire i mesi tra l’ultimo stipendio e il primo assegno, parti dai numeri reali del tuo TFS e valuta con calma l’anticipo. Senza fretta, e senza firmare nulla che non ti sia stato spiegato riga per riga.