Caso Whirlpool: 1.350 licenziati e chi ha una cessione del quinto cosa deve fare?

By 17 Aprile 2015 Dicembre 1st, 2015 News
Licenziamenti

16 Aprile 2015, la Whirlpool annuncia 1.350 esuberi, 1200 nelle fabbriche e 150 nei centri di ricerca, per il governo è un fulmine a ciel sereno… figuriamoci per i lavoratori dipendenti.

Il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha chiesto l’impegno da parte dell’azienda a rispettare quanto stabilito nell’ accordo del 2013 sull’acquisizione di Indesit che prevedeva: nessun licenziamento fino al 2018. Whirlpool la multinazionale americana degli elettrodomestici, ha annunciato oggi altri 400 esuberi nell’ ambito del piano di integrazione Indesit aggiungendo di voler investire 500 milioni di euro in Italia in quattro anni.

Il piano di integrazione con Indesit prevede la chiusura dello stabilimento di Caserta, dove lavorano 880 dipendenti e di uno dei due di Fabriano, dove lavorano 600 persone che dovrebbero essere dislocate nella vicina fabbrica di Melano. Prevista inoltre la dismissione dello stabilimento di None, nel Torinese, dove ad oggi lavorano 90 persone.

Ma chi ha contratto in passato, quando Indesit funzionava o Whirlpool non aveva ancora dichiarato gli esuberi, una cessione del quinto dello stipendio e viene licenziato, cosa deve fare? La banca farà rivalsa su di lui per incassare il residuo del prestito?

La risposta è si.

La formula del prestito con cessione del quinto per i dipendenti privati, ossia quelli che lavorano per imprese come Indesit, o Luxottica, Fincantieri, Agricola Tre Valli, Gruppo Mastrotto, ecc., prevede che l’importo del finanziamento concesso sia in base al Tfr che il dipendente ha maturato nel corso degli anni. Perché?
Perché il Tfr è la garanzia che la banca richiede per erogare il prestito. In teoria più Tfr hai e più potrai avere, rispettando sempre però i due vincoli fondamentali della CQS che sono la rata massima applicabile di  1/5 dello stipendio netto e 120 mesi come durata massima del rientro. Fatte queste premesse, l’assicurazione che copre il rischio impiego del finanziamento valuta la solvibilità dell’ azienda in cui lavora il dipendente e in base a quella offre alla banca un moltiplicatore da applicare al Tfr per definire l’ importo massimo che questa persona può ottenere come liquidità. Per esempio aziende come Luxottica sono a basso rischio licenziamenti, non ci sono cassa integrazione e i bilanci sono molto solidi, di conseguenza i suoi dipendenti godono di maggiori possibilità di finanziamento rispetto a chi lavora in aziende con cassa integrazione, solidarietà ecc come per esempio Electrolux spa o come Indesit appunto.

Se un dipendente quindi ha ottenuto la cessione del quinto come finanziamento, in caso di licenziamento dovrà versare alla banca il suo Tfr che serve per coprire la rimanenza del debito e non solo… anche la tredicesima, quattordicesima, e a volte anche l’ultimo stipendio. Nel caso tutto ciò non bastasse, entra in gioco l’assicurazione, rischio impiego appunto, che oggi è inserita nel Tan del prestito; l’assicurazione rischio impiego paga alla banca la rimanenza del debito, ma poi fa rivalsa sul cliente e si metterà d’accordo con lui per il rientro che potrà avvenire con bollettini postali o rid bancario.

Quindi in conclusione, nel caso dei dipendenti Indesit o Whirlpool che abbiano contratto un prestito con cessione del quinto dello stipendio e che verranno ahimè licenziati il danno sarà doppio, perché dovranno versare il loro Tfr e tutte le altre spettanze alla banca per la chiusura del debito contratto.

Il consiglio che do è quello di informarsi sempre molto bene con il consulente finanziario (regolarmente iscritto all’ Oam), sulle clausole contrattuali e assicurative prima di sottoscrivere un finanziamento per non trovarsi in difficoltà nel momento in cui si decidesse di cambiare lavoro o addirittura si venga licenziati.

 Alessandro Sartoretto

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