Manovra 2026 stipendi: tutte le novità che impattano lavoratori pubblici e privati

La Manovra 2026 stipendi è ormai realtà e promette di cambiare in modo significativo il reddito di milioni di lavoratori italiani. Riduzioni fiscali, nuove detassazioni, bonus in busta paga e interventi mirati su premi di produttività e lavoro notturno: il governo ha puntato tutto sull’aumento degli stipendi netti. Ma dietro gli annunci positivi si nascondono anche limiti, paletti e categorie che rischiano di restare escluse.

L’obiettivo dichiarato della Manovra 2026 stipendi, come ribadito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, è chiaro: rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori, una richiesta arrivata sia dai sindacati che dalle imprese. Vediamo però, punto per punto, cosa cambia davvero.

Taglio Irpef: meno tasse, ma non per tutti

Il primo intervento centrale della Manovra 2026 stipendi riguarda l’Irpef. A partire da gennaio 2026, la seconda aliquota viene ridotta di due punti percentuali, passando dal 35% al 33%. Una misura che interessa circa 13,6 milioni di contribuenti, con un beneficio immediato in busta paga.

Attenzione però: per chi ha un reddito complessivo superiore ai 200mila euro, il vantaggio fiscale viene compensato da una riduzione di 440 euro sulle detrazioni. In pratica, per i redditi più alti il beneficio viene sterilizzato, rendendo il taglio Irpef quasi simbolico.

Rinnovi contrattuali e aumenti detassati

Uno dei pilastri della Manovra 2026 stipendi è la detassazione degli aumenti salariali legati ai rinnovi contrattuali firmati tra il 2024 e il 2026. Per i lavoratori del settore privato con reddito fino a 33mila euro, gli incrementi retributivi del 2026 saranno tassati con un’imposta sostitutiva del 5%.

Secondo le stime ufficiali, questa misura coinvolgerà circa 3,8 milioni di dipendenti, rendendo gli aumenti contrattuali più “pesanti” in busta paga rispetto al passato.

Premi di produttività quasi esentasse

Altra novità importante della Manovra 2026 stipendi riguarda i premi di produttività. L’imposta sostitutiva scende drasticamente dal 5% all’1%, applicandosi su importi che salgono da 3mila a 5mila euro annui.

La misura vale anche per le quote di partecipazione agli utili aziendali e coinvolge, secondo la relazione tecnica, circa 250mila lavoratori. Un incentivo forte per le aziende, ma anche uno strumento per spingere la contrattazione di secondo livello.

Lavoro notturno e festivo: meno tasse, ma con limiti

La leva fiscale della Manovra 2026 stipendi si estende anche alle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni. Per il solo periodo d’imposta 2026, salvo rinuncia del dipendente, si applica un’imposta sostitutiva del 15% sulle somme percepite, fino a un massimo di 1.500 euro annui.

Il beneficio è riservato ai lavoratori con reddito inferiore a 40mila euro e potrebbe coinvolgere circa 2,3 milioni di persone. Anche qui, il vantaggio c’è, ma è limitato da tetti ben precisi.

Bonus mamme e buoni pasto: piccoli segnali

Tra le misure più “sociali” della Manovra 2026 stipendi c’è l’aumento del bonus per le lavoratrici madri con due figli. L’importo mensile passa da 40 a 60 euro, fino al compimento dei dieci anni del secondo figlio, per redditi entro i 40mila euro.

Crescono anche i buoni pasto esentasse, che salgono da 8 a 10 euro al giorno: un beneficio apparentemente marginale, ma che su base annua può incidere in modo concreto sul reddito disponibile.

Dipendenti pubblici: detassazioni mirate

La Manovra 2026 stipendi introduce novità anche per il pubblico impiego. I compensi accessori, comprese le indennità fisse e continuative, per i dipendenti con reddito fino a 50mila euro, saranno tassati con un’imposta sostitutiva del 15%, entro un limite di 800 euro annui.

Un segnale di attenzione verso una categoria spesso penalizzata dall’inflazione e dai blocchi contrattuali.

Manovra 2026 stipendi: opportunità o illusioni?

In sintesi, la Manovra 2026 stipendi promette aumenti reali, ma solo per chi rientra nei parametri fissati. Molti lavoratori vedranno benefici concreti, altri rischiano di restare ai margini o di ottenere vantaggi inferiori alle aspettative.

La vera domanda resta aperta: queste misure basteranno a contrastare il caro vita e la perdita di potere d’acquisto? La risposta arriverà, come sempre, direttamente dalle buste paga.