Alla fine del 2025 tante lavoratrici madri hanno visto arrivare un unico accredito INPS: 40 euro per ogni mese lavorato dell’anno, fino a 480 euro in una sola volta. Dal 2027 quella cifra cambia, e cambia soprattutto la logica: il sostegno smette di essere rinnovato un anno alla volta. Se hai due o più figli e un reddito da lavoro, ti conviene capire adesso cosa ti spetta e cosa devi fare. 👇
Cosa cambia dal 2027 (in due minuti)
La manovra per la famiglia rende il bonus mamme lavoratrici una misura stabile, non più una proroga annuale da rincorrere ogni dicembre. È il punto più importante: significa poterci contare quando fai i conti di casa.
Secondo quanto riportato da Today sulle novità della manovra per la famiglia, dal 2027 l’importo sale a 100 euro al mese per ogni mese in cui lavori. Non è un assegno fisso uguale per tutte: se lavori dodici mesi prendi dodici quote, se ne lavori sei ne prendi sei.
La platea resta quella conosciuta: lavoratrici madri con almeno due figli, dipendenti (esclusi i rapporti di lavoro domestico) e autonome con reddito da lavoro sotto una soglia annua.
40, 60 e 100 euro: perché online trovi cifre diverse
Non sono errori. Sono anni diversi.
- 2025: 40 euro al mese per ogni mese lavorato, pagati dall’INPS in un’unica soluzione a fine anno dopo la domanda.
- 2026: 60 euro al mese, sempre con domanda all’INPS e regole aggiornate.
- 2027: 100 euro al mese per ogni mese di lavoro, secondo il testo della manovra.
Due esempi semplici. Se nel 2027 lavori 9 mesi su 12, incassi 9 quote: 900 euro. Se lavori tutto l’anno, arrivi a 1.200 euro.
E il part-time? Nelle regole viste finora conta il mese di lavoro, non il numero di ore. Una commessa a 20 ore settimanali e una collega a tempo pieno, a parità di mesi, prendono la stessa cifra. È uno dei pochi casi in cui il part-time non ti penalizza.
Attenzione: cosa è già legge e cosa no
Qui serve onestà. La manovra è un testo che viene discusso e modificato fino all’approvazione definitiva. Gli importi e i requisiti diventano certi solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, nella pratica, con la circolare INPS che spiega come funziona la domanda.
Quindi: prendi il 2027 come una direzione chiara, non come un numero già scritto sul tuo cedolino. Lo stesso vale per molte voci della manovra che incidono sugli stipendi e sulla busta paga.
Tre misure diverse con lo stesso soprannome
Gran parte della confusione nasce da qui. "Bonus mamme" viene usato per indicare tre cose che funzionano in modo completamente diverso.
| Misura | Chi paga | Chi riceve | Dove la vedi |
|---|---|---|---|
| Bonus mamme | INPS | La lavoratrice madre | Accredito sull’IBAN |
| Esonero contributivo madri | Stato (sconto sui contributi) | La lavoratrice madre | In busta paga, più netto |
| Decontribuzione assunzioni | Stato | Il datore di lavoro | Non la vedi, è un vantaggio aziendale |
Il bonus mamme è una somma in euro che l’INPS ti accredita, esente da tasse. Non passa dal datore di lavoro.
L’esonero contributivo è lo sconto sui contributi a tuo carico introdotto dalla legge di Bilancio 2024 per le madri con figli, riservato ai rapporti a tempo indeterminato. Lì non arriva un accredito: semplicemente trattengono meno e il netto in busta paga sale.
La decontribuzione per le assunzioni riguarda l’azienda che assume. Alla lavoratrice non arriva un euro in più. Quando leggi cifre grosse associate a questa voce, stai leggendo il risparmio del datore di lavoro.
Morale: prima di chiedere "ma a me quanto spetta?", verifica di quale delle tre misure si sta parlando.
A chi spetta davvero: il test in quattro domande
Rispondi a queste quattro domande e capisci in un minuto se sei dentro.
1) Quanti figli hai?
Servono almeno due figli. Con due figli e con tre o più figli le regole sull’età cambiano.
2) Quanti anni ha il figlio più piccolo?
Con due figli, il bonus spetta fino al compimento dei 10 anni del più piccolo. Con tre o più figli, il limite osservato nelle regole precedenti sale ai 18 anni del figlio minore. Conta sempre l’età del più piccolo, non quella del primogenito.
3) Che lavoro fai?
Vanno bene lavoro dipendente privato, impiego pubblico e lavoro autonomo o libera professione con iscrizione previdenziale. Restano fuori i rapporti di lavoro domestico, quindi colf e badanti assunte con quel contratto.
4) Quanto guadagni?
C’è un tetto di reddito da lavoro annuo, fissato a 40.000 euro nelle versioni precedenti della misura. Si guarda il reddito da lavoro, non il patrimonio di famiglia e non l’ISEE.
Chi resta fuori (e spesso non se lo aspetta)
- Chi non ha reddito da lavoro nell’anno: disoccupate, casalinghe, chi è solo in cassa integrazione per l’intero periodo.
- Le lavoratrici domestiche, per esplicita esclusione.
- Le madri con tre o più figli e contratto a tempo indeterminato già coperte dall’esonero contributivo pieno: non si prendono due volte lo stesso vantaggio per gli stessi mesi.
Tre casi concreti
Impiegata pubblica, due figli di 8 e 4 anni, reddito 28.000 euro. Rientra: due figli, il più piccolo sotto i 10 anni, reddito sotto soglia. Il settore pubblico non è escluso, anche se se ne parla poco.
Commessa a tempo determinato, tre figli, il più piccolo ha 12 anni. Rientra: con tre figli il limite di età è più alto e il contratto a termine non è coperto dall’esonero contributivo. Lavora 8 mesi? Prende 8 quote.
Artigiana con partita IVA, due figli di 12 e 6 anni. Rientra, perché conta il figlio più piccolo. Le autonome sono incluse, a patto di avere contribuzione e reddito nei limiti.
Domanda all’INPS: come si fa e cosa la fa respingere
Il bonus non arriva da solo. Nel 2025 e nel 2026 è servita una domanda, e la stessa logica vale con ogni probabilità per il 2027.
Dove si presenta: area riservata del sito INPS con il servizio dedicato, app INPS Mobile, oppure patronato e contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare).
Cosa tenere pronto: SPID, CIE o CNS; i codici fiscali di tutti i figli; un IBAN intestato o cointestato a te; i dati del rapporto di lavoro o della tua posizione da autonoma.
Le finestre temporali: nel 2025 la domanda si è chiusa a inizio dicembre con pagamento nello stesso mese. Non dare per scontato che la finestra resti aperta tutto l’anno: segnati la scadenza appena esce la circolare INPS e non aspettare l’ultima settimana.
Gli errori che bloccano la pratica
- IBAN intestato ad altri, per esempio solo al marito. Deve essere tuo o cointestato.
- Dati dei figli non allineati all’anagrafe INPS, tipico dopo una nascita recente o un cambio di stato civile.
- Reddito dichiarato male nell’autocertificazione.
- Mesi di lavoro indicati in modo errato dopo una cessazione o un cambio di datore.
Lo stato della domanda si controlla nella stessa area riservata, nella sezione delle prestazioni richieste. Se vedi "respinta", leggi la motivazione: spesso si tratta di un dato da correggere, non di un diritto che hai perso.
Quanto conta davvero per il bilancio di casa
Parliamo di cifre vere: a regime, 1.200 euro in un anno. Non risolvono un mutuo, ma coprono una buona parte dei libri di scuola, la mensa di qualche mese o la bolletta della luce invernale. Su un bilancio familiare medio è un respiro, non una svolta.
La mia opinione netta: la notizia non è l’importo, è la stabilità. Una misura strutturale ti permette di programmare; una prorogata ogni dicembre ti costringe a sperare. Per chi vive di cedolino, poter contare su una voce certa vale più di venti euro in più una tantum.
Tasse, ISEE e assegno unico
Il bonus è esente da IRPEF: non aumenta il reddito imponibile e non ti sposta di scaglione.
Sull’ISEE serve prudenza, perché nel calcolo entrano anche alcune somme esenti da imposta. Non dare per scontato che sia del tutto invisibile: chiedilo al CAF quando compili la DSU, soprattutto ora che le regole ISEE stanno cambiando per molte famiglie.
Con l’assegno unico non c’è alternativa da scegliere: sono misure diverse e convivono. Se vuoi un quadro aggiornato su importi e date, trovi tutto nella guida su come funziona l’assegno unico e cosa cambia per le famiglie. Stesso discorso per il bonus nido, che segue le sue regole.
Un consiglio pratico: aggiorna la DSU appena cambia la composizione familiare, per esempio dopo una nascita. Rinnovare l’ISEE a inizio anno evita di ritrovarsi con importi tagliati a metà primavera.
E se stai valutando un finanziamento
Il bonus mamme non entra nel calcolo della capacità di rimborso. È una somma annuale e condizionata, quindi nessun intermediario la considera reddito stabile.
Quello che si guarda è altro: stipendio netto, tipo di contratto, anzianità di servizio e, per chi sceglie la cessione del quinto o la delega di pagamento, la quota di stipendio impegnabile. La valutazione finale spetta sempre all’intermediario finanziario: nessuna anticipazione di esito, qui.
Il bonus, semmai, ti serve come cuscinetto: mettilo da parte per le spese stagionali invece di contarlo nel budget mensile.
Le altre novità della manovra per le famiglie
Accanto al bonus mamme, il testo prevede un rafforzamento del congedo parentale, con sei mesi indennizzati all’80% per chi ha tre figli o più, e un fondo pensione per i nuovi nati finanziato con un contributo dello Stato. Se vuoi capire come funziona oggi il permesso, parti dalla guida su congedo parentale e diritti dei genitori che lavorano.
Anche qui vale la regola di sempre: molte misure diventano operative solo con i decreti attuativi e le circolari INPS. Controlla gli aggiornamenti ufficiali prima di fare conti definitivi.
E se nel frattempo stai valutando una rata sostenibile per la tua famiglia, calcola con calma quanto puoi permetterti ogni mese: senza fretta, senza complicazioni. 💬
