Contenuto dell'articolo
- Pensioni 2027: chi rischia di restare senza reddito dal 2027
- Pensioni 2027, regole cambiate mentre gli accordi erano già firmati
- Chi ha aderito ai piani di uscita anticipata è il più esposto
- Il rischio reale delle Pensioni 2027: mesi senza assegno e senza contributi
- La denuncia della Cgil: “Non è accettabile”
- Cosa può succedere adesso: l’urgenza di una soluzione
Pensioni 2027: chi rischia di restare senza reddito dal 2027
Le pensioni 2027 rischiano di trasformarsi in una nuova bomba sociale. Secondo l’allarme lanciato dalla Cgil, migliaia di lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni hanno aderito a percorsi di uscita anticipata potrebbero trovarsi, dal 1° gennaio 2027, in una situazione drammatica: senza stipendio, senza pensione e senza alcuna copertura economica.
Il problema nasce da un meccanismo spesso ignorato fino a quando non diventa un’emergenza: l’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. Un sistema che, in teoria, dovrebbe garantire sostenibilità alla spesa previdenziale nel lungo periodo, ma che nella pratica rischia di creare un effetto devastante proprio nel nodo delle pensioni 2027. L’impatto più grave, infatti, riguarda persone che hanno già lasciato il lavoro con accordi firmati e approvati, basati su regole che ora stanno cambiando.
In parole semplici: chi ha lasciato l’azienda contando su date certe di pensionamento potrebbe ritrovarsi improvvisamente “scoperto”, con mesi di vuoto totale prima dell’accesso alla pensione vera e propria. Una situazione che ricorda molto da vicino il fenomeno degli esodati, e che potrebbe riaprire una ferita che l’Italia non ha mai davvero chiuso.
Pensioni 2027, regole cambiate mentre gli accordi erano già firmati
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, l’ultimo aggiornamento normativo e le nuove proiezioni demografiche del Mef avrebbero modificato gli scenari su cui erano stati costruiti migliaia di piani di uscita anticipata.
Il punto centrale è che le pensioni 2027 non sarebbero più basate sui requisiti previsti fino a poco tempo fa. Il nuovo quadro, infatti, introduce aumenti progressivi che rischiano di mettere in crisi la continuità economica di chi era già uscito dal mondo del lavoro.
In base alle attuali previsioni, l’aumento dei requisiti pensionistici legati alla speranza di vita sarà così distribuito:
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+1 mese nel 2027
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+2 mesi nel 2028
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+3 mesi complessivi dal 2029
Questi numeri possono sembrare contenuti, ma per chi si trova in un percorso di accompagnamento alla pensione rappresentano un problema enorme. Perché basta anche solo un mese per generare un buco: un mese senza assegno e senza contributi, con conseguenze pesanti sulla vita quotidiana.
Ed è proprio qui che si concentra la preoccupazione sulle pensioni 2027: lo slittamento previsto rischia di colpire persone che hanno già costruito il proprio futuro su un calendario di uscita definitivo.
Chi ha aderito ai piani di uscita anticipata è il più esposto
Il sindacato evidenzia che le modifiche ai requisiti delle pensioni 2027 arrivano dopo che molti lavoratori hanno già accettato piani di uscita anticipata tramite strumenti ben precisi, come:
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l’isopensione
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i contratti di espansione
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i fondi di solidarietà bilaterali
Questi strumenti sono stati molto utilizzati negli ultimi anni da aziende e lavoratori per gestire ristrutturazioni, turn over e nuove assunzioni. Ma la criticità è che gli accordi firmati fino al 31 dicembre 2025 erano stati costruiti in uno scenario diverso: non prevedevano alcun aumento dei requisiti nel 2027 e nel 2028, mentre stimavano un impatto più limitato a partire dal 2029.
Ora però la prospettiva delle pensioni 2027 cambia improvvisamente. E la conseguenza rischia di essere gravissima: migliaia di persone potrebbero trovarsi senza nessun reddito, nonostante abbiano seguito le regole e rispettato ogni clausola prevista dai contratti firmati.

Il rischio reale delle Pensioni 2027: mesi senza assegno e senza contributi
Uno dei punti più delicati messi in evidenza dalla Cgil riguarda la possibilità di restare scoperti non solo economicamente, ma anche contributivamente. Questo significa che chi finirà nel “vuoto” rischia di trovarsi senza versamenti utili per quei mesi, con un’ulteriore complicazione sul calcolo e sul momento di accesso alla pensione.
Secondo la stima del sindacato, senza un intervento correttivo il problema legato alle pensioni 2027 potrebbe riguardare numeri molto alti:
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oltre 23.000 lavoratori in isopensione
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circa 4.000 lavoratori con contratto di espansione
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circa 28.000 lavoratori usciti tramite fondi di solidarietà bilaterali
In totale, quindi, si parla di decine di migliaia di persone che dal 2027 potrebbero ritrovarsi senza alcuna copertura tra fine del percorso di uscita e accesso alla pensione.
E se fino a oggi il tema “esodati” sembrava appartenere al passato, il nodo delle pensioni 2027 rischia di dimostrare il contrario.
La denuncia della Cgil: “Non è accettabile”
Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, ha spiegato che la situazione potrebbe diventare insostenibile. Il sindacato parla di persone che hanno aderito ai piani di uscita anticipata con date precise e garantite per l’accesso alla pensione. Cambiare ora le condizioni significa modificare tutto a posteriori.
Secondo la denuncia, l’aumento dei requisiti delle pensioni 2027 viene di fatto scaricato sui lavoratori, che si ritroverebbero a pagare il costo dell’adeguamento automatico alla speranza di vita. Un meccanismo che, senza correttivi, rischia di aprire un nuovo caso nazionale.
Cosa può succedere adesso: l’urgenza di una soluzione
Il sindacato chiede un intervento rapido e chiaro. L’obiettivo è evitare che la transizione verso le pensioni 2027 produca nuove situazioni di scopertura economica.
Perché il punto è semplice: migliaia di persone non possono essere lasciate senza reddito solo perché i parametri vengono aggiornati dopo che gli accordi sono già stati sottoscritti.
La questione delle pensioni 2027, quindi, non è solo un tema tecnico o burocratico: è un problema sociale che potrebbe esplodere nel giro di pochi mesi se non verrà gestito subito. E il rischio concreto è che, dal 2027, si apra una nuova emergenza previdenziale in Italia.

